Ortofrutta, un piano per rendere le città autonome con il vertical farming

È stato pubblicato giovedì 28 aprile il nuovo rapporto del ‘Tony Blair Institute for Global Change’, gruppo consultivo senza scopo di lucro con sede nel Regno Unito, che individua dieci punti di indirizzo che permetteranno agli agglomerati urbani di aumentare la loro resilienza alimentare. 
Per soddisfare il crescente fabbisogno di cibo della popolazione mondiale, ogni città dovrà produrre, sfruttando le nuove tecnologie come il vertical farming, almeno il 30% del proprio approvvigionamento ortofrutticolo entro il 2030.  
Ponti d’oro, dunque, alle innovazioni tecnologiche – in particolare fattorie verticali indoor, serre e strumenti vari di agricoltura di precisione – per nutrire la popolazione in crescita. Si rivoluziona il concetto di hub produttivi che, secondo il rapporto, diventerà necessariamente cittadino: del resto, si stima che, da qui al 2050 i due terzi della popolazione mondiale (6,5 miliardi circa di persone), vivrà in un contesto cittadino/metropolitano arrivando a consumare i quattro quinti di tutto il cibo prodotto nel pianeta.
Questa rivoluzione produttiva ribattezzata ‘urban agtech’ permetterà agli amministratori (enti pubblici e/o privati) di diversificare le fonti di cibo, aumentando così la resilienza alimentare di fronte alla crescente minaccia di insicurezza legata, in questo caso, alla scarsa disponibilità di alimenti. Una minaccia che potrebbe diventare reale se non si pianifica sin d’ora un piano di approvvigionamento alimentare di fronte alla prospettiva di forte crescita demografica dei prossimi 30 anni.
“Produrre in questo nuovo modo – recita il rapporto – permetterà di minimizzare drasticamente l’uso di pesticidi o fertilizzanti chimici, oltre che occupare molta meno terra di quella richiesta dai metodi agricoli convenzionali. Il suolo non impegnato più in agricoltura potrà piuttosto essere conservato come pozzo di carbonio e habitat della fauna selvatica”.
I dieci punti identificati dal rapporto si riferiscono, innanzitutto, al coltivare in città o nell’area periurbana, il 30% del fabbisogno metropolitano entro il 2030, creando così una sorta di “cuscinetto” contro le interruzioni della catena di approvvigionamento. Come? Usando la terra in modo più efficiente, diminuendo i chilometri di cibo, attraendo investimenti e creando posti di lavoro.
In seconda battuta, cambierebbe la destinazione d’uso dello spazio urbano che diventerebbe una risorsa agricola.  Il punto tre prevede l’aggiornamento delle destinazioni d’uso del territorio e relativo regolamenti e permessi.
Il report suggerisce, inoltre, di incentivare la coltivazione in edifici commerciali nuovi ed esistenti; attirare gli investimenti commerciali condividendo il rischio di capitale con il settore pubblico; sostenere la ricerca e lo sviluppo per ottimizzare la tecnologia e ridurre i costi; educare la prossima generazione di imprenditori urban-agtech e aggiornare i requisiti per le certificazioni dato che, in molti Paesi, i prodotti coltivati al chiuso non possono essere etichettati come biologici anche se non sono stati usati pesticidi, poiché non sono coltivati a terra. Un’etichettatura appropriata è necessaria per aumentare la trasparenza per i consumatori e migliorare la loro fiducia in questi prodotti.
Una delle sfide principali sarà quella di garantire che l’agricoltura ad ambiente controllato sia all’altezza della sua promessa ambientale, affrontando il problema dell’impatto energetico.
Le fattorie verticali sono ad alta intensità energetica, ma ci sono passi che i leader della città possono fare per assicurare che questa energia provenga da fonti rinnovabili. Questo include il fatto di rendere i finanziamenti e altri sostegni subordinati alla dimostrazione che le migliori pratiche, individuate dal ‘Resource Innovation Institute’, vengano seguite.  Il punto finale riguarda la conservazione dei prodotti urbani esistenti. Molte aree urbane e periurbane hanno già sistemi alimentari locali fiorenti e diversificati che sono a rischio e devono essere preservati.
Mariangela Latella 

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