Lo stay home ha provocato un’ovvia riduzione dei consumi di IV Gamma ma chi ci specula è meschino

Siamo all’ovvio. Purtroppo. Ovvia la flessione dei prodotti ready-to-eat, segnalata anche dall’osservatorio ISMEA fin dall’inizio della crisi Covid-19. È ovvio che la stragrande maggioranza degli italiani, oggi forzatamente a casa, abbia più tempo per dedicarsi alla cucina e quindi non acquisti prodotti pronti all’uso. Siamo però ottimisti e guardiamo il bicchiere mezzo pieno: il calo non è certo direttamente proporzionale all’aumento dei “casalinghi obbligati” e questo testimonia oramai un forte radicamento di questi prodotti nelle nostre abitudini alimentari.

Da segnalare invece come tristemente ovvio – anzi, recidivo – il comportamento di chi vuole speculare su una tendenza, imponendo aste al ribasso. Questo è un triste comportamento che, comprovato, andrebbe punito e soprattutto additato al pubblico ludibrio.  Diciamo ovvio perché ci attendevamo che qualcuno si approfittasse in maniera meschina della situazione. Lo abbiamo pronosticato a ragione della mancanza di etica, talora ricorrente in alcuni distributori al dettaglio, e soprattutto della mancanza  di una corretta visione di mercato da parte di chi acquista in questa maniera.

Distribuire oggi significa esplicare una forte funzione sociale, ovvero garantire la qualità dei prodotti ma anche il mantenimento delle filiere. Perché mantenere le filiere vuol dire rispettare l’ambiente, i territori, i paesaggi. I meschini sono peraltro anche antichi e poco aggiornati: è finita l’epoca dello ‘every-day-low price’. E’ iniziata quella della responsabilità e della sostenibilità.

Duccio Caccioni