Urban Farming, una nuova grande sfida globale per la IV Gamma

Accelera la crescita dell’agricoltura verticale nel mondo. Secondo uno studio di Markets&Markets, dal titolo ‘Vertical Farming Market with COVID-19 Impact Analysis by Growth Mechanism, Structure, Offering, Crop Type, and Region – Global Forecast to 2025’, si prevede che il mercato dell’agricoltura verticale raggiungerà i 7,3 miliardi di dollari entro il 2025 partendo da un giro di affari, nel 2020, di 2,9 miliardi di dollari.
Questo studio prevede un tasso di crescita annuo del 20,2%, dato che, per un’analoga analisi di mercato effettuata da una società indiana, sarebbe addirittura sottostimato: secondo gli analisti di Nuova Delhi, il tasso di crescita annuo composto da qui al 2026 sarebbe del 23,5%.
La vera sfida per la IV Gamma nel medio periodo, non è più, o meglio, non è dunque solo la questione del packaging, dell’innovazione o della concorrenza con il frozen. Nell’epoca del “new normal”, con il consumatore che ha imparato a sue spese che il cibo salutare e sostenibile è sempre quello più vicino a casa, la vera sfida è l’urban farming, vere e proprie serre urbane ad alta produttività capaci di sfamare quartieri e intere metropoli con prodotto ultra fresco.
Ci sono ormai molti progetti e modelli di business su scala globale che permettono la consegna di orticole, di fatto fresh cut, praticamente su richiesta, dal momento che si tratta di hub di produzione metropolitani a portata di tutti, consumatori diretti, e-commerce o piattaforme di distributori i quali, ad esempio, hanno già iniziato, specie in Nord Europa, a valutare soluzioni che inglobino progetti di urban farming nelle proprie strutture di vendita.
I driver di sviluppo di questo settore sono, in rapporto alle colture tradizionali: la riduzione oltre i due terzi dei cicli colturali; l’abbattimento dell’uso di suolo con decuplicazione esponenziale dei metri quadrati coltivati (da 18 a circa 300); la continuità produttiva tutto l’anno, l’abbattimento di oltre il 95% dell’uso della risorsa idrica, l’eliminazione dei pesticidi, l’adattabilità a qualsiasi condizione pedoclimatica, l’eliminazione dell’alea del clima e una bassa lavorazione post-raccolta.
Le nuove tecnologie, inoltre, permettono la riduzione del costo anche di altri input, quali quello energetico anche grazie ai progressi raggiunti ad esempio con la rivoluzione LED.
Tra gli sviluppi più recenti nel settore del vertical farming, ad esempio, c’è il progetto di AeroFarms, colosso americano della coltivazione indoor, che ha annunciato nel 2020 di voler costruire una fattoria verticale da 8.400 mq ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, come parte di un mega-investimento da 100 milioni di dollari dell’Abu Dhabi Investment Office (ADIO).
A marzo 2020, Signify (olandese) ha ampliato la sua collaborazione con l’italiana Planet Farms, tra i principali player europei di vertical farming. In base a questo accordo, Signify fornirà luci di coltivazione a LED per l’orticoltura ad altre cinque fattorie verticali che Planet Farms ha in programma di costruire in diversi Paesi europei nei prossimi anni, tra cui Svizzera e Regno Unito.
Nel gennaio 2020, Osram ha lanciato la nuova generazione di Oslon Square Hyper Red con una lunghezza d’onda di 660 nm, che è il prodotto di punta nel portafoglio completo per l’orticoltura di Osram Opto Semiconductors.
Sempre a gennaio 2020, Freight Farms e Sodexo (Francia), una società di servizi di ristorazione e di facility management, hanno stretto una partnership per facilitare le scuole e le università negli Stati Uniti con una tecnologia di agricoltura verticale idroponica avanzata.
Andando a ritroso nel tempo, a dicembre 2019, di nuovo AeroFarms ha annunciato un investimento di 42 milioni di dollari per costruire una fattoria verticale al coperto nel Cane Creek Center, un parco industriale tra la città di Danville e la contea di Pittsylvania in Virginia.
“Purtroppo, una mappa attendibile e puntuale sullo sviluppo del vertical farming e, più in generale dell’urban farming, non esiste a livello mondiale – spiega Guido Santini, funzionario tecnico e coordinatore del programma di Agricoltura urbana e sistemi di alimentazione locali della FAO, Divisione ‘Plant production and protection’, oltre che coordinatore del progetto Green Cities partito a fine 2020 -. Ci sono delle stime. Come, ad esempio, quella degli addetti impiegati nei progetti di agricoltura urbana, soprattutto orizzontale (e quindi a bassa specializzazione), che arrivano a sfiorare il miliardo di persone in tutto il pianeta. La difficoltà di avere una mappatura è che non bastano delle immagini satellitari ma serve una collaborazione con gli Stati interessati che devono fornire dati ufficiali. Per quanto riguarda il vertical farming, uno dei Paesi che sta facendo passi avanti da gigante è la Cina mentre nel resto del mondo lo sviluppo è ancora a macchia di leopardo con l’Africa che, eccettuate alcune esperienze in Sudafrica o in Egitto, è in coda al ranking mondiale. Il vantaggio del vertical farming, e in genere dell’urban farming, è che si presta ad un discorso di sostenibilità perché riduce il problema cosiddetto ‘delle food miles’ ossia dei chilometri che distanziano gli impianti produttivi dai punti di distribuzione. Uno dei suoi limiti è che le strutture di urban farming non sono inserite per legge nei master plan dei pianificatori urbanistici. Vorrei, però, precisare però che questa metodologia di produzione di cibo non può e non deve essere considerata come la panacea del fabbisogno mondiale di cibo ma andrà sempre e necessariamente ad affiancarsi agli altri sistemi produttivi”.
Su scala globale, oltre alla Cina, stanno puntando molto sull’urban farming il Giappone e Singapore. Mentre in Europa, i pionieri sono i Paesi Scandinavi e i Paesi Bassi. Sul fronte delle tecnologie colturali applicate, spicca su tutte quella idroponica, seguita dall’aeroponica e dall’acquaponica.
Tra gli attori chiave di questo mercato, oltre alle tante piccole start up presenti su scala globale, si sono già affermati la Signify (Paesi Bassi), Osram (Germania), Freight Farms (Stati Uniti), AeroFarms (Stati Uniti), Sky Greens (Singapore), Spread Co., Ltd. (Giappone), Plenty (Stati Uniti), Valoya (Finlandia), Everlight Electronics Co. Ltd. (Taiwan) e Heliospectra (Svezia).
Mariangela Latella