Scalise, Boscolo, Mercuri e Giansanti: contributi sulla Rivoluzione Vegetale

Si chiama ‘look-alike’ ed è, in un certo senso, il nome della rivoluzione vegetale, accelerata dal Covid, una tendenza di consumo che sposta l’alimentazione da prodotti con proteine a base animale verso quelli a base vegetale (look-alike, appunto: sembra carne ma non lo è).

Una tendenza che cresce del 7-10% l’anno ed è anche una delle principali conseguenze dell’elaborazione del trauma della pandemia che ha contribuito a cambiare il modo di alimentarsi da parte della popolazione italiana.
È uno dei trend di consumo emersi nel corso del seminario ‘La rivoluzione vegetale: la nuova frontiera del consumo’ che ha preceduto, a Bari, la cerimonia di premiazione dei Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana.
Sostenibilità, benessere e salute, prodotti ad alto contenuto di servizio, attenzione alle eccellenze territoriali e alle varie culture gastronomiche del Paese. Sono alcuni dei nuovo punti fermi che, affermatisi velocemente in tempi di emergenza pandemica, sembrano destinati a rimanere e consolidarsi nelle abitudini del consumatore nella cosiddetta era del New Normal.

Claudio Scalise

“Il tema della rivoluzione vegetale non è nuovissimo – ha spiegato Claudio Scalise, managing partner di SGMarketing che ha curato lo studio presentato a Turi di Bari -. Già nel 2019 abbiamo condotto un’indagine dalla quale emergeva la crescita del consumo di ortofrutta che distaccava di molto le altre categorie di prodotto quali i panificati, ad esempio, i derivati del latte e soprattutto la carne. Una crescita che è destinata a continuare anche per i prossimi tre anni. Il 25% dei consumatori oggi dichiara che nel corso di quest’anno acquisterà prodotti con poche calorie, mentre il 40% è orientato ad acquistare più ortofrutta”.

Tra il 2010 e il 2018 il consumo di carne bovina è letteralmente precipitato, passando dai 24,7 kg procapite all’anno del 2010 ai 17,2 kg. I nuovi sostituti delle proteine di origine animale sono soprattutto i legumi che registrano da tre anni a questa parte, un continuo trend di crescita anche in funzione del fatto che rappresentano l’ingrediente base dei nuovi prodotti cosiddetti ‘plant based’.
“Si prevede che la media degli atti di consumo mensili per la categoria dei legumi, dichiarati dal campione della nostra ricerca – ha detto Scalise -, passerà da 6,8 nel 2017 a 8,4 nei prossimi tre anni. Secondo quanto conferma il rapporto Coop 2020, quello a cui stiamo assistiamo, in sostanza, è uno spostamento dei consumi verso il salutismo (per il 38% del campione analizzato nello studio), la sostenibilità (per il 42%) e, novità, verso il mondo digitale con il 23% dei consumatori italiani che spingono verso questo nuova modalità di acquisto. Entro la fine di quest’anno, il 19% dei consumatori comprerà attraverso l’e-commerce con consegna a domicilio e il 22% con la formula del click & collect”.
“Comun denominatore di tutte queste tendenze è la sostenibilità, che viene declinata dagli acquirenti in diverse accezioni. Nel 2021, il 34% del campione intervistato nel Rapporto Coop 2020, ha dichiarato di volere acquistare prodotti naturali e sostenibili; il 30% è orientato ai prodotti biologici e bio salutistici ed il 39% guarda ai packaging a basso impatto ambientale”.
Nonostante non sia stata ancora fissata una definizione univoca di sostenibilità, l’IRI, la principale società di analisi dei dati e ricerche di mercato al mondo, già nel 2019 ha identificato tre dimensioni per definire questo concetto. Il primo è quello di sostenibilità per la comunità, nel senso di capacità di creare ricadute positive nel contesto sociale ed economico in cui si opera anche attraverso, ad esempio, lo sviluppo di prodotti tipici oppure 100% made in Italy.  In secondo luogo, è stato individuato il concetto di sostenibilità riferita direttamente all’individuo con prodotti che favoriscono un’alimentazione sana e rispettano la cura della persona. In terzo luogo, si parla di sostenibilità per l’ambiente con lo sviluppo di metodi di produzione certificati ‘Produzione sostenibile’ e prodotti a packaging sostenibili.

Da sinistra: Massimiliano Giansanti, Giuseppe Boscolo, Lorenzo Frassoldati, Giorgio Mercuri e Claudio Scalise

“Nel 2019 – ha precisato Scalise – il giro d’affari della sostenibilità ha raggiunto un volume globale di affari di 25 miliardi di euro e la GDO questa cosa l’ha capita cavalcando, ad esempio, i nuovi trend di consumo con i piatti pronti a base vegetale, le poke bowl e, novità assoluta, i cosiddetti wok to go, una nuova categoria di prodotti che coinvolge, ancora una volta, i legumi, la frutta secca che, negli ultimi anni, si è riposizionata in ambito salutistico e, naturalmente, la frutta e la verdura”.
Queste tendenze si riflettono sul mercato, con il boom di aziende che riforniscono la materia prima per i piatti pronti come nel caso della cooperativa pugliese Giardinetto, guidata da Giorgio Mercuri, tra gli speaker del seminario, che, dal 2007 è diventata l’unica fornitrice in tutta Europa  di ortaggi precotti e disidratati per la preparazione, ad esempio, di piatti pronti come pizze vegetariane oppure hamburger a base vegetale. “In buona sostanza – ha detto Mercuri – tutte le pizze surgelate prodotte nell’Unione, utilizzano ortaggi provenienti dalla Puglia”.
“È importante che noi player di mercato – ha affermato da parte sua Giancarlo Boscolo, patron di Cultiva, azienda globale della IV Gamma – riusciamo a capire e anticipare queste tendenze. La sostenibilità è tra i nostri must da sempre, al punto che prima di fare un passo sul mercato, è prassi della mia azienda redigere un preciso bilancio di sostenibilità”. Boscolo ha raccontato la sua esperienza americana, dove Cultiva opera con impianti in California e Florida, con risultati sorprendenti a partire dall’aver fatto scoprire agli americani il radicchio rosso.
In questo contesto, per Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura “la scienza applicata all’agricoltura rappresenterà la chiave di volta. Gli agricoltori che investiranno in questa direzione avranno un futuro sul mercato. Chi non lo farà rischierà di rimanerne fuori”. Giansanti ha tratto con entusiasmo le conclusioni del seminario, attentamente seguito dagli imprenditori in sala.
Mariangela Latella