Gli stranieri hanno intasato le autostrade per le vacanze ma non si sono visti alle fiere di settembre

Confermato. Le tre fiere di inizio settembre hanno dato un segnale di ripartenza, in particolare Cibus e Macfrut; segnale più debole da SANA, nonostante la vivacità del settore a cui si rivolge.
Tre fiere italiane, dedicate a settori collegati, concentrate in meno di 15 giorni tra i quali un giorno di accavallamento, non sono però un bel segnale, non aiutano, stressano le imprese e le persone interessate a prendervi parte. Non sono un bel segnale nemmeno a livello internazionale, contribuendo a un’immagine dell’Italia, molto comune all’estero, di Paese disorganizzato. Questo aspetto avrà anche, almeno in parte, contribuito alla scarsissima presenza straniera – prossima al livello zero – che ha accomunato le tre rassegne.
Quanto l’abbinamento con le parallele attività online promosse dalle singole fiere possa influire su un giudizio nettamente negativo del livello internazionale delle rassegne, in particolare Macfrut e SANA, non è facile dire, ma sinceramente l’attesa di visitatori e buyer esteri in presenza è andata quasi completamente, se non del tutto, delusa. La causa è stato il Covid? Possiamo rispondere senza timore di smentita che non è stato il Covid. Nei giorni di fiera le autostrade italiane erano infatti intasate di auto di ogni parte d’Europa, anche dell’Europa extra UE. L’Italia delle vacanze è ripartita davvero con una componente estera da vero e proprio boom, l’Italia delle fiere no. Quindi, a cosa imputare la quasi totale assenza di operatori stranieri?
La risposta non può essere che una: nelle fiere italiane, per motivi diversi, si fa poco business, spesso non si fa per niente business internazionale. Le sedi per questo sono altre: nel food in generale ma ancora di più nell’ortofrutta, e ancora di più nel biologico. Sono a Colonia, Berlino, Norimberga se non anche a Madrid. Questa è la realtà che si è rafforzata in questi ultimi anni, che il Covid non ha evidentemente mutato e che sarà estremamente difficile cambiare nei prossimi anni, a meno di un profondo ripensamento. Per questo il buyer estero, a meno di motivi aziendali specifici (le eccezioni ci sono sempre), avendo poco tempo a disposizione e dovendo pertanto fare una scelta, non ha dubbi su dove andare: alla fiera dove si fa più business.
Detto questo, il segnale di fiducia nella ripartenza dalle aziende italiane è arrivato. E va riconosciuto che Macfrut, la fiera a cui siamo più vicini, è stato un grande evento nazionale del settore ortofrutticolo, con un’ampia presenza di espositori, di visitatori italiani e della politica che conta. E questo grazie alla molteplicità di proposte che, anche quest’anno, Cesena Fiera è stata in grado di presentare a Rimini e alle grandi capacità del suo presidente Renzo Piraccini, il quale ha fatto una valutazione molto pertinente a un sito specializzato: “Non abbiamo la forza produttiva degli spagnoli, non abbiamo il mercato fieristico della Germania, ma abbiamo la filiera, una filiera completa che in questo momento di transizione può essere rilanciata”.
La formula per Macfrut è proprio questa. Invece la rotta per SANA è difficile da individuare, sembra che il modello sia da rivedere: come fa una fiera del biologico a non avere tra i propri espositori Almaverde Bio, Alce Nero, Brio, ovvero i marchi che contano?
Antonio Felice
direttore editoriale