Tempo di fiere, ma quali? Nascono  formule nuove  e nuovi modelli di business

Le fiere, volàno di business importante anche per la IV Gamma e la sua filiera, sono alle prese con l’emergenza sanitaria. Sono in difficoltà; forse, in alcuni casi, persino a rischio. Non è solo un fatto da registrare e archiviare per quello che è, no; è o dovrebbe essere anche motivo di seria riflessione.
La crisi in atto è un segnale da non prendere sottogamba da parte delle organizzazioni fieristiche, marca per talune un primo stacco rispetto ad una tradizione e ad una formula, fondata economicamente sulla vendita a metroquadro degli spazi espositivi, che si perpetua, solo con qualche variante, dall’immediato dopoguerra, da sessant’anni, dai tempi del primo boom economico. E’ vero, ci sono fiere che vanno ancora a gonfie vele, crescono e si moltiplicano in varie parti del mondo, perché rappresentano opportunità imprescindibili per intere filiere economiche. Ma forse occorre cominciare a chiedersi quanto ancora durerà questo trend e farsi delle domande sul futuro più o meno prossimo, analizzando il rapporto costi-benefici per le aziende e per le stesse organizzazioni fieristiche.
I fatti di questi giorni: fiere che si trasformano in tutta fretta – poche settimane – in ‘digitali’, fiere che saltano l’edizione 2020, fiere che slittano di qualche mese (e poi si vedrà), fiere che devono ancora prendere una decisione sull’edizione 2020. Fiere che si fanno i conti e si leccano le ferite. Fiere che cominciano a riflettere su un nuovo modello di business.
Una fiera importante per il nostro settore in Italia è senza dubbio il Cibus di Parma, così come lo è Macfrut. Date di Parma: 1-4 settembre, una settimana prima di Macfrut. La decisione su Cibus sarà annunciata lunedì 11 maggio, il giorno dopo ci dovrebbe essere la conferma da parte degli organizzatori di Macfrut dell’edizione 2020 in digitale. Su Cibus solo ipotesi (rinvio?), aspettiamo lunedì.
Manca un po’ meno di 4 mesi agli appuntamenti di settembre (anche al SANA) e la macchina organizzativa delle fiere non può aspettare oltre, deve decidere, ben sapendo che un atto di coraggio (sì, andiamo avanti) potrebbe trasformarsi in un boomerang, in un danno superiore a una decisione prudente presa oggi, lunedì o martedì che sia.
Anche per noi della comunicazione e dell’informazione, le fiere sono momenti imprescindibili, opportunità senza eguali di incontri e di crescita economica e professionale. Non abbiamo nessuna convenienza ad essere ‘contro’ le fiere. Vorrei però proporre una riflessione, perché questo è un tempo molto adatto alla riflessione. La pandemia potrebbe essere l’acceleratore di un cambiamento che si avvertiva nell’aria, il cambiamento di un modello ripetitivo, troppo ‘hard’ per i tempi che viviamo e, soprattutto, per i tempi che verranno, dominati dai software, dalle piattaforme digitali e quant’altro. Oggi l’economia mondiale ha nuovi protagonisti. Di forza sono entrate nelle classifiche di ‘Fortune’, accanto ai giganti del petrolio, dell’energia e delle automobili, aziende come Apple (seconda al mondo per utili nel 2019, seconda solo alla principale banca cinese), Microsoft, Samsung Electronics ed altre. Qualcosa vorrà dire.
Un domani, non così lontano, chi sarà riuscito ad organizzare piattaforme di business matching efficaci, multilingue, funzionanti per singole filiere a livello globale, aperte 12 mesi su 12, 5 giorni alla settimana, 24 ore al giorno, avrà rubato alle fiere una fetta grossa del loro business e forse anche la loro stessa esistenza. Per questo, in questo particolare momento, le organizzazioni fieristiche potrebbero cominciare a costruire il loro futuro entrando nel  business matching globale prima che lo facciano altri, perché sono ancora in tempo.

Antonio Felice