Il recupero della IV Gamma passa dal saper comunicare al consumatore

La perdita di appeal della IV Gamma durante il Covid ha rivelato un enorme gap comunicativo tra il comparto produttivo e il consumatore dal momento che, tra i vari motivi della crisi delle insalate in busta, c’è anche il fatto che oggi, in tempi di perdita di potere d’acquisto da parte delle famiglie, questo prodotto slitta indietro nella lista della spesa, perché considerato come un “bene di lusso”. E questo in barba al fatto che un’insalata di IV Gamma eviti gli sprechi al consumo e che è prodotta con rigidissimi protocolli di food safety.

Per recuperare terreno è importante puntare sulla comunicazione dei valori di sostenibilità del prodotto, concetto che – secondo quanto è emerso nell’incontro ‘Ripartire bene: la sostenibilità e l’innovazione come risposta all’emergenza” tenutosi ieri al Cibus Forum di Fiere di Parma – è fondamentale per i consumatori.

“L’asticella della sostenibilità si sta alzando e chi non lo capisce si troverà in grande difficoltà. La fase attuale della strategia ‘Farm to Fork’ per il settore agrifood si può sintetizzare nel fatto che la sostenibilità delle produzioni europee agroalimentari diventeranno uno standard globale. Questo è quello che il mondo si aspetta da noi”. Così Angelo Riccaboni, ordinario di Economia aziendale all’Università di Siena nonché presidente del Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, ha commentato lo studio realizzato in collaborazione con la Fondazione Barilla che ha presentato ieri in esclusiva a Cibus Forum.

“Senza dubbio abbiamo ridotto i residui di pesticidi – ha detto Riccaboni – e, in Italia, abbiamo già una quota di bio del 15% con l’obiettivo di arrivare al 25% nei prossimi dieci anni. Ma tutto questo non basta. Oggi la priorità dei consumatori è la sostenibilità (per il 70,5% del campione analizzato) e viene prima della richiesta di cibi sani (67,2%). Per l’87% dei consumatori, inoltre, servono politiche internazionali per controlli più efficaci sulla regolamentazione della sostenibilità. In pratica bisogna rafforzare la normativa sul bilancio di sostenibilità”.

Se fino a qualche anno fa (o qualche mese fa) la sostenibilità era un concetto indefinito e difficilmente misurabile perché non c’erano criteri precisi e condivisi di misurazione, con la conseguenza che ogni azienda ha fatto investimenti cosiddetti green in base alle sue esigenze particolari, oggi criteri univoci hanno iniziato a prendere forma.

Alessandro Perego, ordinario del Politecnico di Milano, ha infatti precisato che “la sostenibilità oggi non è un concetto indefinito del quale i consumatori si accontentano ma riguarda azioni precise e spesso complesse perché integrate tra loro, che la singola azienda deve mettere in essere. La fase di transizione verso la sostenibilità non è semplice, per questo servono percorsi formativi e supporti istituzionali concreti alle aziende per aiutarle in questo passaggio all’economia verde”.

“Le azioni sostenibili – ha precisato Perego – si trasferiscono al consumatore attraverso un packaging che deve essere parlante. Deve, cioè, sapere comunicare al consumatore le effettive azioni di sostenibilità messe concretamente in atto per quel determinato prodotto. Il packaging deve far parlare il prodotto, aumentando, rispetto alle soluzioni tradizionali, la quantità e la tipologia di informazioni tramite l’adozione di diverse tecnologie”.

Mariangela Latella